da “La Voce del Popolo” di Fiume
di Ornella Sciucca
Il titolare della rubrica politica e cronista di lungo corso del nostro quotidiano ripercorre i momenti più significativi del suo percorso professionale, la sua visione sul futuro della CNI offrendo un consiglio ai giovani che intraprendono la carriera giornalistica
Nel panorama del giornalismo relativo alla Comunità Nazionale Italiana e non solo, il nome di Dario Saftich è sinonimo di impegno, rigore e passione per la narrazione, con uno sguardo sempre attento alla storia e all’identità culturale. Vincitore del prestigioso Premio giornalistico “Paolo Lettis” nell’ambito della 57esima edizione del Concorso d’arte e di cultura “Istria Nobilissima” – riconoscimento che si aggiunge agli altri sei già ottenuti, oltre a due menzioni speciali – ha dedicato la sua carriera all’analisi della storia, della politica e delle sfide che hanno segnato la Croazia e la Slovenia. Cronista di lungo corso per il nostro quotidiano, ha documentato eventi cruciali, dall’indipendenza croata ai più recenti cambiamenti sociopolitici. La sua esperienza lo ha portato a collaborare con TV e Radio Capodistria, contribuendo al dibattito culturale e giornalistico regionale e affrontando le trasformazioni del settore, dall’epoca delle cronache parlamentari alla digitalizzazione dei media. Durante la nostra piacevole conversazione, abbiamo ripercorso con lui i momenti più significativi del suo percorso professionale, la sua visione sul futuro della CNI e il valore dell’informazione in un’epoca dominata dalla rapidità e dalla superficialità della comunicazione.
Ha dedicato la carriera al giornalismo, con una particolare attenzione all’Istria e alla CNI. Qual è stata la sfida più grande nel raccontare questa realtà con obiettività e indipendenza?
“Uno dei momenti più significativi è stato all’inizio della stessa, quando mi trovai per caso a seguire i lavori del Sabor croato a Zagabria, nel periodo in cui la Croazia stava diventando indipendente. Il giornalismo stesso stava cambiando pelle, e dalla rigida tradizione socialista, dove si riportavano fedelmente le dichiarazioni ufficiali, si passava a un modello più occidentale. Il mio obiettivo era andare oltre la semplice cronaca, cercando di cogliere l’essenza degli eventi e il loro impatto sulle minoranze, insomma di metterci un po’ di colore e di fare quello che in campo sportivo era già stato fatto all’epoca del socialismo, quando ‘La Voce del popolo’ fungeva da scuola di giornalismo per il mondo jugoslavo. Questo approccio mi ha permesso di distinguermi e di affrontare il mestiere con maggiore profondità. Parallelamente, iniziai a collaborare con TV Capodistria e in misura minore con Radio Capodistria, un’esperienza che mi ha dato modo di ritrovarmi in quello che era stato il mio lavoro precedente, quello di attore presso il Dramma Italiano, nonché di continuarlo sotto tutt’altra veste. Grazie a tutto ciò ho potuto coniugare la mia passione per la storia, la letteratura e la cultura di frontiera con il giornalismo”.
Fedele alle fonti
Ha sempre difeso un giornalismo rigoroso, attento ai fatti e alla documentazione storica. In un’epoca di informazione rapida e spesso superficiale, quali strumenti sono indispensabili per preservare l’integrità della professione?
“La fedeltà delle fonti, il controllo rigoroso delle informazioni e l’evitare ogni estremismo sono essenziali, specialmente in una terra di frontiera. Inoltre, è fondamentale ascoltare e comprendere le ragioni altrui senza imporre la propria visione. Se un tempo si parlava di una ‘memoria condivisa’, oggi si punta piuttosto al rispetto reciproco delle storie e delle memorie. Il nostro giornale ha una funzione unica: non può essere una semplice replica della stampa italiana o croata/slovena, ma un ponte tra culture, con il compito primario di tutelare la lingua e la cultura italiana in queste terre”.
Quale ruolo ha avuto, e dovrebbe avere in futuro, la stampa nella tutela della CNI?
“Negli ultimi trent’anni ‘La Voce del popolo’ ha svolto un ruolo cruciale, sostenendo battaglie politiche e culturali, dalla difesa delle scuole italiane alla tutela del bilinguismo e delle istituzioni educative, sapendo essere presente nel riportare anche quelle che sono state le peripezie che la minoranza ha dovuto superare nel passato, come pure le sfide del presente. Come titolare della rubrica politica, ho sempre cercato di evidenziare queste tematiche, senza tralasciare il contesto storico, segnato dalla guerra degli anni Novanta e dalle complessità della costruzione democratica”.
Responsabilità e onestà intellettuale
Nei suoi scritti emerge una visione attenta alle dinamiche politiche e sociali che influenzano l’Istria e la Croazia. Quale scenario futuro si immagina per queste regioni, in termini di convivenza culturale e tutela delle identità storiche?
“Mi auguro che lo spirito di regionalismo e la riscoperta del passato, consolidati negli ultimi trent’anni, continuino a essere il tratto distintivo di queste terre, la cui storia è intreccio, convivenza e interconnessione, e la cui ricchezza sta proprio nella complessità culturale. Tuttavia, le minoranze affrontano sfide continue: i dati più recenti riportati negli scritti inviati al Concorso mostrano un calo numerico preoccupante, e la transizione dai censimenti tradizionali ai registri centrali potrebbe creare ulteriori difficoltà. Il rischio è sempre quello di vedere identità ridimensionate o reinterpretate. Per questo, la difesa delle minoranze deve avvenire con fermezza, ma sempre con toni pacati e nel rispetto delle altre culture”.
Dopo una carriera intensa e pluripremiata, con il meritato pensionamento all’orizzonte, c’è un messaggio, un consiglio o una riflessione che vorrebbe lasciare ai giovani giornalisti che si affacciano oggi a questa professione?
“Essere obiettivi, verificare sempre le fonti, non dare mai niente per scontato e distinguere con chiarezza tra notizia e commento. La professione impone di non essere passivi, ma neppure parziali. Serve equilibrio, cioè avere il coraggio di esprimere un’opinione senza manipolare la realtà per adattarla alle proprie convinzioni. Il giornalismo è una responsabilità, e chi lo pratica deve essere consapevole del suo ruolo nel raccontare la complessità del mondo con onestà intellettuale”.